La mia musica

Sul linguaggio che caratterizza la mia produzione colta recente, un ottimo profilo lo ha tracciato Alessandro Solbiati in occasione della mia partecipazione ad una Masterclass svolta a Narni nel 2015.

Francesco Lipari – The Project from Limenmusic on Vimeo.

Dopo l’approccio ai linguaggi recenti, avvenuto nel 2009 grazie all’incontro con Alessandro Solbiati, mi si è aperto un mondo che conoscevo poco. E quel poco era abbastanza pieno di pregiudizi. Da quel momento non mi era più possibile continuare come prima, come se nulla fosse accaduto. È iniziata una nuova stagione compositiva per la mia musica. Nonostante i buoni risultati e le soddisfazioni, qualcosa mi mancava: non sentivo mie le esperienze compositive che fanno capo ai principali filoni estetici attuali.

Nel 2014, in occasione di un’altra masterclass, stavolta a Sermoneta, ho trovato un punto su cui avviare una nuova stagione: la possibilità di comporre musica colta attingendo alla musica popolare della mia terra, la Sicilia. Non si tratta certamente di una novità nella storia della musica: lo hanno fatto meglio di me Berio, Bartok e decine di altri grandi compositori! Questo approccio mi ha comunque condotto ad una svolta nella maturazione di un linguaggio personale. Nasce così La violenza delle memorie (2014), scritta proprio durante la masterclass di Sermoneta che mi ha permesso di vincere la commissione di un brano per il Festival Pontino 2015. Per questa nuova occasione ho composto Di lu me fruttu ci nni desi a tutti (2015), per cinque strumenti e ancora Sutta na rosa (2015), in occasione della masterclass di cui parlava sopra Solbiati. E ancora di seguito Lu venerdì di marzu per flauto diritto tenore, scritto per Sylvia Hinz e in seguito revisionato per flauto in sol suonato in prima assoluta nel dicembre 2016 da Sara Minelli. Quattro brani, quattro esperienze differenti. Nel frattempo sono nati anche brani che non facevano uso di materiale popolare come In un gioco di specchi (2014) per banda, cinque brani su poesie di Bartolo Cattafi.

Questa esperienza è tuttora in corso e non so come procederà, perché ogni brano deve essere un’occasione che il compositore ha di scavare dentro se stessi attraverso la musica.